Un metodo nuovo per datare: REM
Il metodo alla base della tesi si chiama Relative Erosion Method (REM) ed è stato sviluppato dall’ingegnere Alberto Donini dell’Università di Bologna. L’idea è semplice: confrontare l’erosione di due superfici rocciose simili, una con datazione nota e l’altra da determinare. Donini ha calcolato una media aritmetica a partire dall’analisi di 12 punti sulla base dei blocchi piramidali (punti che presentano diversi livelli di esposizione e quindi diverse intensità di erosione).
Usando formule matematiche precise, Donini propone quella che definisce “la stima probabile più antica” dell’età della Piramide di Cheope. Va però detto che la ricerca è ancora in fase preliminare e non è stata sottoposta a revisione paritaria (passaggio fondamentale per la validazione scientifica).
Critiche e dibattito aperto
Il metodo REM ha suscitato critiche. Alcuni archeologi mettono in dubbio l’affidabilità del confronto, sostenendo che i tassi di erosione cambiano e potrebbero non seguire un modello lineare semplice. Fattori moderni, come l’aumento dell’erosione superficiale causata dal traffico pedonale moderno e la pioggia acida dopo la Rivoluzione Industriale, possono alterare in modo significativo i dati, portando a sottostime o sovrastime dell’età della piramide.
C’è poi il problema del clima antico: periodi più umidi potrebbero aver accelerato l’erosione. Donini stesso ammette che queste variabili possono generare stime sbagliate e riconosce la necessità di ulteriori verifiche e replicazioni per confermare i risultati.
Cosa cambierebbe per la storia e la cultura
Le conseguenze di una datazione così diversa sarebbero enormi. Se la teoria fosse confermata, significherebbe che in Egitto esisteva una civiltà avanzata migliaia di anni prima di quanto si pensi oggi, con possibili ripercussioni sulla nostra comprensione dell’evoluzione del pensiero umano e delle capacità architettoniche.
Fonti storiche, come Erodoto, che attribuiscono la costruzione delle piramidi al faraone Khufu intorno al 2.589 a.C., verrebbero messe in discussione. Anche i graffiti all’interno della piramide, attribuiti agli operai dell’epoca, sembrano sostenere la cronologia tradizionale.
La Grande Piramide, una delle Sette Meraviglie del Mondo, che ha affascinato gli studiosi per secoli, potrebbe quindi nascondere altri segreti ancora da scoprire.
Capire se queste nuove ipotesi reggono richiederà tempo, la collaborazione di esperti di vari settori e la disponibilità a rimettere in discussione teorie consolidate. Se anche solo una parte di queste nuove idee si rivelasse corretta, la ricerca su Giza promette sorprese importanti.