Partenza e percorsi inattesi
La spedizione salpò il 1 maggio 1630 a bordo della nave Salutation, partita dall’Inghilterra come parte di una flottiglia di tre mercantili della Muscovy Trading Company (una compagnia commerciale inglese). Gli obiettivi erano la caccia alle balene, il commercio con la Russia e i tentativi — senza successo — di trovare il Passaggio a Nord-Ovest. La squadra raggiunse l’Artico a giugno e operò soprattutto nella zona di Prince Charles Foreland, con basi d’interesse come Green Harbor e Bell Sound.
Al comando c’era l’esperto capitano William Goodlad, ma le cose si complicarono a causa di venti contrari. Il 20 agosto, mentre si preparavano al ritorno in Inghilterra, otto uomini furono inviati a caccia di renne a circa 20 km dalla nave. Tornati a Bell Sound il 21 agosto, scoprirono che la flottiglia era già partita: le condizioni meteorologiche li lasciarono ben presto isolati.
Come hanno sopravvissuto improvvisando
Senza via d’uscita, gli uomini dovettero adattarsi in fretta. Smontarono i forni di una stazione baleniera abbandonata e costruirono un rifugio in mattoni con doppia coibentazione, necessario per resistere al gelido inverno artico. Raccolsero legname da vecchi barili e dai relitti degli scafi e tennero vivi i fuochi per evitare che il mortaio si congelasse.
Le scorte calarono rapidamente: i rifornimenti furono razionati e iniziarono con un solo pasto al giorno, aumentando i giorni di digiuno da due a quattro a settimana. Il cibo rimasto era soprattutto “fritters” ricavati dai grassi di balena scartati. A tutto questo si aggiunsero tensioni psicologiche notevoli; Edward Pellham, uno degli otto, descrisse l’angoscia mentale con cui dovettero fare i conti.
Incontri e pericoli
Durante l’inverno si imbatterono in circa 40 orsi polari, dei quali riuscirono a ucciderne sette per avere carne. Il consumo del fegato di questi animali li mise però a rischio di avvelenamento da vitamina A (condizione legata all’eccesso di questa vitamina nel fegato dei grandi carnivori), anche se alla fine nessuno ne morì. L’ambiente ebbe comunque forti conseguenze sui loro corpi: vesciche da congelamento e intossicazioni alimentari si sommarono al freddo pungente e costante.
Il salvataggio
Il 25 maggio 1631, quando le scorte erano ormai al minimo, due navi provenienti dal porto di Hull arrivarono in zona dopo aver raccolto voci su uomini lasciati l’anno precedente. Il capitano Goodlad ristabilì i contatti con i sopravvissuti, lodò la loro tenacia davanti a difficoltà incredibili e li premiò con nuovi equipaggiamenti e contratti migliori. Tuttavia, le accuse di diserzione mosse da un altro capitano, Mason, portarono a ulteriori trasferimenti di equipaggio; Goodlad spese anche denaro personale per sostenere i sopravvissuti.
In conclusione, la vicenda di questi uomini mostra la forza della tenacia umana di fronte a situazioni estreme e il ruolo della solidarietà nei momenti più bui. Non è chiaro che fine abbia fatto Pellham dopo quegli eventi, ma la testimonianza del suo libretto e la mappa della “Greenland” che pubblicò restano un ricordo duraturo della presenza divina e della sorprendente perseveranza umana, come lui stesso osserva: “Se… la liberazione dei olandesi fosse stata degnamente considerata un prodigio, la nostra può valere poco meno di un miracolo.”