Perché alcuni parcheggiano sempre in retromarcia
L’autore del pezzo — un esperto non nominato che si identifica come maschio (dice di essersi “cresciuto come il fratello più tranquillo”) — ha passato anni a osservare i modelli di comportamento umano e negli ultimi mesi si è concentrato sulla psicologia del parcheggio. “Hai mai notato come alcune persone fanno sempre retromarcia per entrare nei parcheggi mentre il resto di noi entra semplicemente in avanti?” osserva, portando l’attenzione su un gesto che di solito passa inosservato. La sua analisi suggerisce che parcheggiare in retromarcia non è solo una questione di stile di guida, ma può essere collegato a tratti tipici di persone di successo.
Dalle sue osservazioni emergono otto tratti caratteristici dei cosiddetti “reverse-parkers”:
- pensiero strategico e capacità di pianificare in anticipo;
- priorità data alla sicurezza;
- intelligenza spaziale superiore;
- pazienza e regolazione emotiva;
- efficienza e ottimizzazione;
- coscienziosità;
- mindfulness;
- pensiero non conformista strategico.
I tratti, spiegati punto per punto
Il pensiero strategico si vede nel modo in cui i “reverse-parkers” affrontano il parcheggio. “Chi parcheggia in retromarcia non vede il parcheggio come un evento singolo ma come un processo in due parti: l’arrivo e la partenza.” È un esempio di gratificazione ritardata, richiamando lo Stanford marshmallow experiment, in cui i bambini che sapevano aspettare una seconda caramella ottenevano punteggi più alti al SAT (test standardizzato statunitense).
La sicurezza è un altro aspetto importante. Secondo uno studio sul Journal of Accident Analysis & Prevention (rivista scientifica), la retromarcia all’entrata riduce i rischi di incidenti fino al 30%. L’intelligenza spaziale è una capacità specifica dei “reverse-parkers”: gestire angoli e distanze usando gli specchietti richiede abilità simili a quelle usate in ingegneria e architettura.
Chi parcheggia in retromarcia mostra anche una buona dose di pazienza. “Pensavo che questi guidatori in retromarcia stessero semplicemente facendo i fenomeni o fossero eccessivamente cauti”, ammette l’autore, ma in realtà mantengono la calma sotto pressione, una qualità utile in situazioni lavorative stressanti.
L’efficienza è un altro tratto: il parcheggio viene pensato come un processo completo, dalla preparazione al dopo. È lo stesso approccio di chi organizza i pasti la domenica o ottimizza gli spazi di lavoro. La coscienziosità, inoltre, è legata a risultati migliori in termini di reddito e soddisfazione della vita, come mostra uno studio pubblicato su Psychological Science.
Un invito a riflettere
L’autore non dice che parcheggiare in retromarcia garantirà automaticamente il successo nella vita, ma invita a pensare a come le piccole scelte quotidiane riflettano schemi di pensiero più profondi. “Forse il successo non riguarda solo le grandi decisioni che prendiamo,” suggerisce il testo, “forse riguarda anche le piccole scelte quotidiane.”
Con un tono un po’ ironico, l’autore chiude così: “Forse dovremmo tutti iniziare semplicemente a fare retromarcia nei parcheggi e vedere cosa succede. Non potrebbe far male, vero?” È una provocazione leggera che sottolinea quanto le scelte di ogni giorno possano dire molto su di noi e, chissà, forse portare a risultati inattesi.