L’umanità ha appena captato un segnale di 10 secondi vecchio di 13 miliardi di anni

Un lampo luminoso che ha viaggiato attraverso il vuoto interstellare per 13 miliardi di anni ha appena colpito i sensori dei nostri satelliti. Questo fenomeno straordinario ci offre una finestra senza precedenti sulle prime ere dell’universo e ha messo in moto domande e sorprese nella comunità scientifica.
Uno sguardo nel profondo del cosmo
Il segnale rilevato è classificato come un sursaut gamma (GRB), uno dei fenomeni più potenti dell’universo. Denominato GRB 250314A, il lampo iniziale è durato circa 10 secondi ed è la firma del collasso di una stella massiccia, cioè una supernova.
L’evento è stato rilevato per la prima volta il 14 marzo 2025, segnando un nuovo record nelle osservazioni cosmiche.
Come è stato rilevato
Il rilevamento iniziale del GRB è stato realizzato dal satellite franco-cinese SVOM (Space-based multi-band astronomical Variable Objects Monitor). Poco dopo, in meno di due ore, l’osservatorio della NASA Swift ha confermato la localizzazione della sorgente.
Per un’analisi dettagliata è stato però necessario aspettare fino al 1° luglio per permettere al James Webb Space Telescope (JWST) di puntare l’evento. Grazie a queste osservazioni combinate si è potuto confermare la natura di supernova dell’evento.
Un universo giovane e le sue sorprese
Il segnale ha viaggiato attraverso il cosmo per 13 miliardi di anni, cioè quando l’universo aveva solo 730 milioni di anni (circa il 5% della sua età attuale). Il redshift misurato, pari a 7,3, è molto alto e sottolinea quanto questo evento sia antico. Il precedente record per l’età dell’universo osservato era di 1,8 miliardi di anni, con un redshift inferiore a 3.
La dilatazione temporale dovuta all’espansione dell’universo ha fatto sì che la supernova apparisse visibile per oltre 3 mesi, molto più a lungo rispetto alle poche settimane tipiche delle supernove più vicine a noi.
Cosa significa per la scienza
Andrew Levan, professore all’Università Radboud e autore principale dello studio, ha osservato: “Solo Webb poteva mostrare direttamente che questa luce proveniva da una supernova, cioè dal collasso di una stella massiccia.” I risultati sono intriganti e suggeriscono che le stelle dell’era della Reionizzazione, contrariamente a quanto ci si aspettava, possano somigliare a quelle moderne, con la capacità di generare eventi cosmici complessi molto prima di quanto si pensasse.
Osservazioni da Terra e dallo spazio
Le osservazioni a terra sono state effettuate usando telescopi nelle Isole Canarie e in Cile, con il VLT come uno degli strumenti chiave. Sul fronte spaziale, il contributo del satellite SVOM e del telescopio James Webb è stato fondamentale per battere questo record storico.
Nuove domande e prossimi passi
Nial Tanvir, professore all’Università di Leicester e co-autore dello studio, ha detto: “Siamo arrivati con la mente aperta. Ecco che Webb ci mostra che questa supernova somiglia esattamente alle supernove moderne.” Questa scoperta apre nuove domande sulla velocità con cui l’universo si è strutturato dopo il Big Bang.
Le future osservazioni con il James Webb Space Telescope continueranno a esplorare questi “fantasmi cosmici”, cercando di svelare altri segreti del nostro universo primordiale.
Questo evento rappresenta una pietra miliare nella nostra comprensione dell’universo e ci ricorda quanto ancora rimanga da scoprire sulle origini e l’evoluzione delle stelle e delle galassie.